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Videocapsula endoscopica: “un viaggio allucinante”

Videocapsula endoscopica: “un viaggio allucinante”

L’endoscopia capsulare è un esame diagnostico rivoluzionario che permette di esplorare sezioni dell’intestino tenue finora poco accessibili (il tratto compreso tra il duodeno e l’ultima ansa ileale), non raggiungibili con gli endoscopi in uso per esofagogastroduodenoscopia (EGDS) e colonscopia. L’esame si esegue rapidamente ed i risultati sono affidabili, precisi ed esaustivi, consentendo una resa diagnostica elevata e completa. Tuttavia, bisogna sottolineare che l’endoscopia capsulare non sostituisce ma integra la gastroscopia e la colonscopia, ad esempio risulta fondamentale in caso di una sintomatologia evidente per la presenza di malattie specifiche come il morbo di Crohn, ma con colonscopia e gastroscopia negative.

 

La metodica consiste nell’ingestione da parte del paziente, dopo l’apposita preparazione, di una capsula accompagnata da un bicchiere di acqua naturale, che procede mediante la spinta della peristalsi. Durante il percorso nel tratto intestinale, acquisisce le immagini dell’ambiente circostante, fotografando il piccolo intestino a 360°, e le trasmette in tempo reale. Nelle ore/giorni successivi, verrà espulsa spontaneamente con le feci, per tale motivo è necessario controllarle fin da subito, per poter individuare e recuperare la capsula.

La videocapsula, ideata nel 1981 dall’ingegnere israeliano Gavriel Iddan, nel 2001 ha ricevuto l’approvazione della FDA (Food and Drug Administration) statunitense ed è stata approvata per uso clinico. L’Italia è stata tra i primi paesi al mondo ad utilizzarla, tuttavia, nonostante i vantaggi apportati, è impiegata in solo 7.500 casi l’anno, molto meno rispetto ad altri Paesi europei (ad esempio, in Francia si contano 25.000 casi l’anno). In Italia la Lombardia è la regione che usufruisce maggiormente di tale esame.

La metodica è stata inserita nei nuovi Lea ma è rimborsata solo in alcune Regioni italiane e non tutto il territorio nazionale. Le Regioni che lo rimborsano sono il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Basilicata, le Marche, il Piemonte, il Trentino Alto-Adige, la Val d’Aosta e l’Umbria.

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