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M.I.C.I. una condizione invalidante su cui fare luce

M.I.C.I. una condizione invalidante su cui fare luce

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (“MICI”, in inglese “IBD”- Inflammatory Bowel Disease), sono di carattere autoimmune e si contraddistinguono per l’infiammazione cronica della mucosa intestinale.

Comprendono la Malattia di Crohn (MC) e la Rettocolite Ulcerosa (RCU), le due principali forme cliniche:

  • La Rettocolite Ulcerosa è caratterizzata da un’infiammazione più superficiale nella mucosa, a livello del retto e del colon (intestino crasso) che non lascia porzioni di intestino sane.
  • Il morbo di Crohn è caratterizzato da un’infiammazione del tratto intestinale dal cavo orale all’ano, alternando porzioni di intestino danneggiate e sane, coinvolgendo interamente la parete intestinale.

Il decorso di tali patologie è ad intermittenza in quanto si alternano periodi acuti con periodi asintomatici di remissione, dove è stato visto prevalere spesso lo stato di disbiosi (alterazione della flora batterica intestinale) soprattutto nella fase            pre-clinica, provocando un danno progressivo all’intestino.

 

Sono oltre 5 milioni le persone nel mondo che soffrono di M.I.C.I. di cui circa 2,2 milioni in Europa ed, in particolare, in Italia se ne contano circa 250.000. Tuttavia in Italia, come in tanti altri Paesi, non esiste un registro di pazienti che, invece, è bene incoraggiare a livello nazionale o europeo.

Le IBD insorgono con la stessa frequenza nei due sessi ed a qualsiasi età ma il picco di incidenza è soprattutto tra i 20 e i 35 anni (di solito la diagnosi viene fatta prima dei 30 anni). Negli ultimi anni le diagnosi sono in aumento anche tra bambini/adolescenti ed è previsto un ulteriore incremento fin quando non si capiranno con precisione le cause di tali patologie (si stimano annualmente dalle 3.000 alle 5.000 nuove diagnosi di Rettocolite Ulcerosa e dalle 1.300 alle 2.000 diagnosi di Malattia di Crohn). La maggiore incidenza delle IBD potrebbe influire sull’economia andando ad incrementare i costi per i sistemi sanitari considerando le terapie a cui sottoporre il paziente.

 

I soggetti affetti presentano sintomi aspecifici, comuni ad altre patologie, tanto da far risultare difficile riconoscere e diagnosticare la malattia. I sintomi possono essere sia gastrointestinali (come diarrea, vomito, dolori addominali, sangue e/o muco nelle feci) che extraintestinali (dermatiti, dolori articolari) e si manifestano anche in forma lieve ma possono, in ogni caso, causare complicanze gravi.

Le cause non sono ancora chiare ma, probabilmente, sono di carattere multifattoriale e, inoltre, un familiare affetto da MICI resta un fattore di rischio. Grazie a numerosi studi, sappiamo che la malattia inizia anni prima della diagnosi ed è in questa fase che si potrebbe agire per gestire la manifestazione della stessa.

 

ECCO (European Crohn’s and Colitis Organisation) in collaborazione con EFCCA (The European Federation of Crohn’s & Ulcerative Colitis Associations) e con l’associazione nazionale AMICI Onlus, ha sviluppato le linee guida per poter affrontare al meglio malattie come il Morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa, a supporto sia di medici che dei pazienti.

Inoltre, durante la tredicesima edizione del congresso ECCO a Vienna, si è discusso di alcuni studi che, analizzando le fasi precoci delle IBD, hanno identificato dei marcatori che potrebbero essere usati per la diagnosi pre-sintomatica di IBD.         

Il ricercatore olandese Arnau Vich Vila, al tredicesimo congresso europeo della ECCO, ha affermato che conoscere la composizione del microbioma intestinale dei pazienti con IBD e IBS, potrebbe aiutare nell’interpretazione corretta della malattia in presenza di sintomi simili e nella scelta della terapia adeguata a cui sottoporsi. Per di più è stato evidenziato che la calprotectina fecale può rappresentare un marcatore infiammatorio importante per la diagnosi ed il monitoraggio della terapia.


Convivere con le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali risulta invalidante dal momento che influenza fortemente la quotidianità sia nelle relazioni sociali che nel campo lavorativo. Si tratta di malattie che comportano anche un profondo disagio a livello psicologico oltre che fisico.
Diventa necessario, infatti, cambiare le proprie abitudine per convivere al meglio con la patologia e poter così condurre una vita “normale”.

Uno studio pubblicato su Gastroenterology (“Bi-directionally of brain-gut interactions in patients with infiammatory bowel disease”), evidenzia che ansia e depressione hanno un’alta prevalenza tra i pazienti con MICI, dimostrando un’interazione intestino-cervello che risulta essere bidirezionale. Probabillmente, se eventuali disordini psicologici venissero trattati, il rischio di riacutizzazione si ridurrebbe. Lo sviluppo di tali disordini ha un impatto ulteriormente negativo sulla qualità della vita, oltre la malattia in sé.

L’associazione nazionale AMICI Onlus, composta da persone affette da Colite Ulcerosa o Malattia di Crohn e dai loro familiari, fornisce un sostegno concreto a coloro che soffrono di queste patologie e che devono approcciare ad uno stile di vita più attento. Si occupa di diffondere le corrette informazioni, le novità inerenti a tali patologie e promuove numerose iniziative per coinvolgere i pazienti, per poterli aiutare nella comprensione, nell’approccio e nei cambiamenti da adottare.

 

BIBLIOGRAFIA

Joana Torres Can we diagnose pre-synyomatic IBD?

Vich Vila A. et al. The gut microbiome in inflammatory bowel disease and irritable bowel syndrome

Associazione nazionale AMICI Onlus – https://amiciitalia.eu/

13° ECCO Congress, Vienna

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