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Vade retro glutine!

Vade retro glutine!

Oggi parliamo di celiachia

La celiachia, chiamata anche “morbo celiaco”, colpisce circa l’1% della popolazione mondiale.

È una patologia autoimmune, infiammatoria cronica gastro-intestinale che può causare sia sintomi tipici dell’apparato gastro-intestinale, come diarrea cronica, inappetenza, perdita di peso, dolore e gonfiore addominale, sia sintomi            extra-intestinali come irritabilità, affaticamento, depressione, dolori articolari, problemi neurologici e anemia. In particolare, nei bambini può causare anche un rallentamento della crescita e quindi bassa statura. Durante i primi 3 anni di vita può manifestarsi la forma “classica” (o “tipica”) mentre negli anni successivi la sintomatologia comprende soprattutto le manifestazioni extra-intestinali sopra elencate (forma “non classica” o “atipica”). Nella forma “silente”, invece, è assente una precisa sintomatologia e la presenza di malattia può essere identificata mediante l’esame sierologico utilizzato in occasione di screening di popolazione. Il test genetico, invece, può essere solo utilizzato come elemento di conferma diagnostica. Infine, si definisce forma “potenziale”, la condizione caratterizzata da un pattern sierologico normale ed un quadro istologico intestinale regolare o solo lievemente alterato che con il tempo può evolvere mostrando le caratteristiche istologiche tipiche.

 

Nonostante la componente genetica sia alla base dell’insorgenza della patologia, chi possiede i geni specifici non manifesta necessariamente i sintomi tipici della celiachia. È bene sapere che esistono gruppi maggiormente a rischio di sviluppare la celiachia: i familiari di primo grado di un soggetto celiaco, i pazienti affetti da altre malattie autoimmuni (diabete di tipo 1, tiroidite, sindrome di Sjogren, sindrome di Addison) oppure in associazione a malattie genetiche come la sindrome di Down, di Turner o di Williams.

 

Diversi fattori ambientali possono intervenire nello sviluppo della malattia, tra questi: la composizione del microbioma intestinale, le infezioni, l’alimentazione infantile, importanti stress fisici quali operazioni chirurgiche, gravidanze e importanti stress emotivi.

Migliaia di nuovi casi di celiachia sono diagnosticati ogni anno in tutto il mondo.

Essendo riconosciuta oggi una prevalenza pari all’1% della popolazione, si può ipotizzare la presenza, in Italia, di più di 600.000 celiaci di cui, tuttavia, solo un terzo (190.000) sono stati tutt’oggi diagnosticati. Sebbene la frequenza delle diagnosi sia in aumento in Italia, grazie ad una maggiore consapevolezza dei medici ed alla disponibilità di test diagnostici facili ed efficienti, i dati mostrano che screening più diffusi nelle popolazioni a rischio sono auspicabili. Una mancata/ritardata diagnosi di celiachia può portare allo sviluppo di altre malattie autoimmuni, aborto, infertilità, osteopenia/osteoporosi.

 

Per giungere alla diagnosi finale, la via indicata è caratterizzata da più “step” diagnostici la cui esecuzione deve essere, comunque, sempre preceduta da un esame clinico che valuti la condizione medica e l’opportunità di eseguire test diagnostici.

Per evitare spese e stress inutili, oggi esistono test rapidi, che vanno considerati di primo accesso, dalla durata di pochi minuti, che permettono di fare una veloce opera di screening. Solo in una seconda fase, dopo aver riscontrato l’eventuale positività, è lecito ricorrere a sistemi più invasivi e costosi. Il test rapido rileva la presenza di anticorpi della classe              IgA anti-transglutaminasi, marcatori tipici della malattia celiaca, mediante un campione di sangue capillare facilmente ottenibile. I risultati ottenuti concordano al 97% con quelli derivanti dalla biopsia duodenale che rimane l’esame di conferma.

I test rapidi rappresentano un passo avanti significativo nella diagnostica preventiva, sono economici, affidabili e semplificano l’approccio clinico. Possono essere eseguiti dal proprio medico di famiglia o come “self test” in farmacia, ma anche comodamente a casa data la facile esecuzione. Sono test adatti a tutte le età e, di conseguenza, sono stati introdotti nel self-help pediatrico per l’identificazione precoce del disturbo. Oggi i pediatri che ricorrono a tali metodiche sono rimborsati dalle regioni.

Attualmente l’unica terapia per contrastare la celiachia e per gestirne i sintomi, è la dieta priva di glutine che comprende alimenti denominati “gluten free”.

I soggetti celiaci (o affetti da dermatite erpetiforme) inclusi nel Registro Nazionale presso il Ministero della Salute, sono supportati dallo Stato con una quota mensile a carico del SSN (Servizio Sanitario Nazionale) per acquistare alimenti aglutinati (Alimenti ai Fini Medici Speciali – AFMS).                                                                                                                       

Nonostante, però, ciò rappresenti un valido aiuto economico per il paziente, il sistema di riconoscimento è allo stesso tempo un impedimento alla facile identificazione diagnostica preventiva resa possibile dal test rapido.

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