Sono intollerante al lattosio? Evitare di bere latte non basta!

Quando si sospetta l’intolleranza al lattosio, la soluzione più facile a cui si pensa per risolvere il problema, è quella di non bere latte o di non mangiare latticini. Non basta! Spesso si rischia di cadere in errore perché ci si confonde tra intolleranza al lattosio ed allergia alle proteine del latte vaccino o derivati, che si manifestano allo stesso modo. È importante, pertanto, conoscere la differenza per poter affrontare nel miglior modo il disturbo e arrivare ad una soluzione adeguata! L’allergia riguarda le proteine del latte (caseine ed alcune proteine del siero) che risultano estranee all’organismo e potenzialmente pericolose. Si scatena, per tale motivo, una forte risposta immunitaria. I sintomi possono essere sia sistemici che localizzati (apparato gastro-intestinale, cute o sistema respiratorio) e tra le complicazioni è presente lo shock anafilattico, manifestazione più grave che può risultare letale. Il latte, in base alle statistiche FAO, è tra gli 8 alimenti più allergici. L’intolleranza riguarda, invece, il lattosio, uno zucchero complesso costituito da due monosaccaridi, glucosio e galattosio.    Il lattosio si trova in grandi quantità in latte e derivati ma non solo, infatti a livello industriale è aggiunto come additivo alimentare ed è usato come eccipiente in alcuni farmaci. La scissione nei due zuccheri semplici a livello intestinale, avviene tramite un enzima specifico, la lattasi, in modo da permetterne l’assorbimento ed è proprio la sua carenza parziale/totale che caratterizza l’intolleranza al lattosio. Lo zucchero non digerito, infatti, raggiunge il colon dove è metabolizzato dai batteri residenti con conseguente produzione di scorie e gas (come metano – CH4, idrogeno – H2 o anidride carbonica – CO2).   Esistono tre forme di intolleranza al lattosio: genetica (o primaria); acquisita (o secondaria); congenita. Nell’intolleranza primaria, la deficienza dell’enzima è provocata da una variazione del DNA a livello del gene che codifica la lattasi (LCT). L’intolleranza secondaria, invece, è acquisita poiché può essere causata da uno stress, una patologia differente (celiachia, morbo di Crohn, linfomi, infiammazioni/infezioni dell’intestino), un trattamento antibiotico, o l’alterazione della flora batterica intestinale. È transitoria e si risolve seguendo una dieta specifica. La forma congenita è rara, si manifesta dalla nascita e dura tutta la vita.   In Italia il 50% delle persone è intollerante al lattosio e circa il 40% ha una predisposizione genetica. Ciò varia in base all’etnia ma non ci sono differenze fra i due sessi. I sintomi del malassorbimento si verificano, inoltre, solo in circa un terzo o metà degli individui intolleranti e l’entità varia. Una diagnosi affidabile, si basa su due metodiche: H2-Breath Test o Test genetico. L’H2-Breath Test rappresenta il gold standard per diagnosticare l’intolleranza e non è invasivo. L’H2-Breath Test ha una sensibilità di circa 77,5% ed una specificità di circa 97,6% ma non discrimina la forma primaria o secondaria di intolleranza. Il Test Genetico, semplice e non invasivo, definisce, invece, la predisposizione a sviluppare l’intolleranza al lattosio, inoltre ha una sensibilità del 97% ed una specificità del 95%. In questo caso il test permette di discriminare la forma primaria dalla secondaria. E’ stato dimostrato che i risultati del Breath test e del test genetico coincidono, quindi il test genetico diventa diagnostico nel momento in cui il paziente manifesta sintomi riconducibili all’intolleranza al lattosio.

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