Reflusso gastroesofageo nel bambino – Dott. Giovanni Di Nardo

Il reflusso gastroesofageo è molto frequente nei bambini molto piccoli. Viene generalmente riferito come rigurgito (fuoriuscita dal lato della bocca di piccole quantità di latte dopo la poppata). Talvolta il rigurgito può essere più abbondante e manifestarsi come vero e proprio vomito (espulsione della poppata a distanza dalla bocca) con l’eliminazione di buona parte della poppata. Inoltre: • Nel lattante il reflusso può anche manifestarsi con pianto difficilmente consolabile, rifiuto del cibo e tendenza ad inarcare la schiena. In questa fascia di età questi sintomi (rigurgito e vomito), se non interferiscono con la crescita e non si associano ad altri sintomi, sono normali e generalmente non necessitano né di terapie né di approfondimenti diagnostici. Tali forme si risolvono spontaneamente con la crescita e nel 90% dei casi regrediscono completamente entro il primo anno. • Nei bambini affetti da eczema e problematiche respiratorie ricorrenti, va considerata ed esclusa l’eventuale concomitanza di allergia alle proteine del latte quale causa del reflusso. • Nel bambino più grande (oltre l’anno di vita) il reflusso può manifestarsi con la sensazione di risalita di materiale alimentare, con percezione di sapore sgradevole di rigurgito e vomito alla bocca. Tale sintomo può associarsi anche al senso di fastidio e irritazione alla gola. Il bambino può inoltre avvertire bruciore allo stomaco, dolore nella regione retrosternale e al petto. Quando tali sintomi sono frequenti e si accompagnano a dolore, si configura la condizione di malattia da reflusso (MRGE), che è più frequente in particolari categorie rappresentate da bambini affetti da patologie neurologiche e da bambini in sovrappeso, nei quali la riduzione del peso può giovare alla malattia stessa. In alcuni casi la MRGE si può presentare con disturbi respiratori cronici (sintomi extraesofagei) che classicamente non rispondono alla terapia del broncopneumologo e dell’otorino, come la tosse cronica, l’asma e la laringite con episodi ricorrenti di laringospasmo. In tali casi è doveroso un approfondimento diagnostico che in prima battuta, qualora non ci siano sintomi tipici (rigurgito e bruciore), è rappresentato dalla pH-impedenzometria esofagea. I sintomi che devono far consultare lo specialista: • Il rigurgito e il vomito diventano più frequenti con il passare dei mesi; • Il vomito a getto (per indicare la particolare forza con cui il materiale gastrico viene espulso e l’evenienza che arrivi anche a una distanza considerevole rispetto alla posizione del bambino); • Il vomito di colorito verde o di colore rosso o marrone scuro (indice della presenza di sangue); • Peggioramento del pianto e delle condizioni generali del bambino; • Progressivo rifiuto dell’alimentazione; • Riduzione della crescita; • Persistenza di reflusso gastroesofageo dopo l’anno di vita; • Difficoltà a deglutire con richiesta di acqua durante il pasto per facilitare il passaggio del cibo (disfagia).     Quali esami diagnostici potrebbero essere necessari? Nella maggioranza dei casi non sono necessari accertamenti diagnostici. Tuttavia nei casi in cui lo specialista gastroenterologo pediatra sospetti che i sintomi possano essere dovuti ad altre patologie o che ci siano già le complicanze della MRGE possono essere utili i seguenti esami: – RX digerente superiore: consiste nel fare una radiografia durante l’assunzione per bocca di una bevanda contenente il mezzo di contrasto. Tale esame non ha lo scopo di mostrare o valutare il reflusso, ma è fondamentale per escludere/confermare la presenza di alterazioni della forma e la struttura degli organi digestivi (malformazioni congenite). – pH-impedenzometria esofagea: è l’esame diagnostico più affidabile (“gold standard”) nella diagnosi della malattia da reflusso gastroesofageo in quanto consente di misurare l’entità del reflusso, se tale reflusso è acido o non acido e soprattutto consente di capire se i sintomi riferiti dal paziente sono correlati alla presenza del refluito in esofago. – EsofagoGastroDuodenoScopia (comunemente definita gastroscopia): consente di valutare la mucosa di esofago, stomaco e duodeno e di effettuare biopsie al fine di escludere la presenza di gran parte delle patologie del tratto digestivo superiore. LA CURA Il trattamento per il reflusso gastroesofageo dipende dall’età e dai sintomi del bambino. Molti di loro, comunque, non necessitano di alcun trattamento perché spesso il reflusso si risolve spontaneamente. • Alcuni accorgimenti possono migliorare i disturbi: Mangiare meno (l’iperalimentazione può aggravare il reflusso) e più spesso; ricorrere ad un latte addensato o aggiungere un addensante al latte in uso e una terapia con alginato nel caso in cui i provvedimenti dietetici non abbiano avuto successo. • Se si sospetta un’allergia alimentare: il medico chiede di usare un latte idrolizzato o, in caso di allattamento al seno, chiede alle mamme di modificare la loro dieta per 1-2 settimane. • Quando un neonato è inquieto, ha difficoltà a dormire o a mangiare, oppure non cresce, il medico curante potrebbe suggerire un tentativo di cura per far diminuire la quantità di acidi nello stomaco. • Se la cura è necessaria, ci sono 2 tipi di farmaci che riducono la produzione di acido nello stomaco: alcuni che bloccano la produzione di secrezione acida bloccando il recettore H2(es. ranitidina) e altri che bloccano la pompa protonica (es. omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo). La scelta del medicinale dipenderà anche dalla fascia d’età. Gli inibitori di pompa non dovrebbero essere usati sotto l’anno di vita, tranne in rari casi. • Il ricorso alla chirurgia: può essere appropriato solo per un numero estremamente ridotto di neonati, bambini o giovani con reflusso grave. Tale ipotesi deve naturalmente essere attentamente valutata dal gastroenterologo pediatra e dal chirurgo, solo dopo un’estesa analisi strumentale con pH-impedenzometria esofagea, EGDS, Rx digerente e manometria esofagea.
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