Quale IBS?

La Sindrome dell’intestino irritabile o Inflammatory Bowel Disease (IBS), di cui abbiamo parlato in un articolo precedente, può presentarsi in maniera differente da persona a persona.

Scopriamo insieme come!

CRITERI DIAGNOSTICI 

I criteri di Manning furono i primi criteri diagnostici per IBS ad essere introdotti e sono stati i più ampiamente studiati. Furono proposti nel 1978 in base ai sintomi ritenuti più frequenti nei pazienti con IBS. Contrariamente agli studi con questionari su ampia popolazione ora eseguiti regolarmente, la dimensione del campione dello studio di Manning e colleghi fu piuttosto piccolo. I quattro sintomi principali includevano feci più larghe all’insorgenza del dolore, aumento della frequenza dei movimenti intestinali dopo insorgenza del dolore, sollievo dal dolore addominale dopo un movimento intestinale e distensione addominale. Sono stati trovati altri due sintomi prevalenti nei pazienti IBS (sensazione di evacuazione incompleta e muco fecale). I criteri di Manning sono caduti in disgrazia poichè non differenziano IBS con costipazione (IBS-C) da IBS con diarrea (IBS-D), una considerazione importante sia per il trattamento farmacologico che per l’assistenza ai pazienti.

Nel 1984, Kruis e colleghi riferirono un insieme simile di sintomi usati per definire l’IBS: dolore e/o gonfiore addominale e funzione intestinale alterata. Contrariamente ai criteri di Manning, ponevano una maggiore enfasi sulla durata dei sintomi suggerendo una durata di due anni. Ancora più importante, i criteri di Kruis hanno evidenziato la necessità di considerare i segnali di pericolo ed usufruire di esami e studi di laboratorio. Alla fine, tuttavia, questi criteri sono risultati scomodi da usare nella pratica clinica.

Nel 1988 un gruppo di esperti internazionali si incontrò a Roma per discutere riguardo i disturbi della funzionalità gastrointestinale (FGID). Ciò culminò con la pubblicazione dei criteri di Roma nel 1992 (noto come Roma I) che hanno aumentato la consapevolezza della comunità medica su tali disturbi. I criteri per IBS sono stati facilmente incorporati negli studi di ricerca ma si sono rivelati ingombranti per la pratica clinica.

Diversi anni dopo, il comitato di Roma si incontrò di nuovo per rivedere i criteri di Roma I sulla base di feedback di clinici e a nuove informazioni raccolte dalla letteratura scientifica. I criteri di Roma II sono stati pubblicati nel 1999 e simile a Roma I, contemplavano che i sintomi fossero presenti per almeno 12 settimane rispetto a 12 mesi richiesti precedentemente, anche se il tempo non doveva essere consecutivo. Il termine “disagio” è stato aggiunto alla definizione ma i pazienti non erano classificati ancora in sottotipi specifici.

I criteri di Roma III sono stati introdotti nel 2006 con il cambiamento più significativo cioè la classificazione di IBS per sottotipi. I sottotipi si basano sulla consistenza delle feci piuttosto che sulla frequenza e includono IBS-C (costipazione), IBS-D (diarrea), IBS-M (misto) e IBS-U (non specificato). Un altro cambiamento significativo è stato l’eliminazione dalla definizione del gonfiore come sintomo primario. Basandosi sull’idea che fosse così diffuso da non essere specifico solo per IBS.

Dal rilascio dei criteri di Roma III nel 2006, la ricerca nel campo dell’IBS è aumentata e ha fornito una migliore comprensione della complessa fisiopatologia alla base della generazione dei sintomi. Una varietà di nuovi farmaci sono stati introdotti sul mercato e questi si sono concentrati su sottotipi di IBS specifici. I progressi nella conoscenza, insieme al desiderio di rendere i criteri di Roma più utili clinicamente, ha comportato diverse modifiche chiave ai criteri di Roma quando la quarta iterazione è stata rilasciata nel 2016. Roma IV ha definito la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) come un disturbo funzionale intestinale in cui il dolore addominale è associato ad un cambiamento nelle abitudini intestinali, così come caratterizzato da sintomi di gonfiore/distensione addominale. L’esordio dei sintomi dovrebbe verificarsi almeno 6 mesi prima della diagnosi e i sintomi dovrebbero essere presenti negli ultimi 3 mesi.

I criteri di Roma IV differiscono dai criteri di Roma III per diversi motivi:

  1. Il termine “disagio” è stato rimosso dall’attuale definizione e dai criteri diagnostici.
  2. La frequenza del dolore addominale è stata aumentata da 3 giorni al mese ad un giorno alla settimana in media negli ultimi 3 mesi associato a due o più dei seguenti punti: 1) defecazione, 2) variazione della frequenza delle feci e 3) variazione della forma (consistenza) delle feci.
  3. Gonfiore e distensione sono ora riconosciuti come sintomi comuni. Ciò evidenzia la prevalenza di questi sintomi in pazienti con IBS e altri FGID.
  4. I criteri precedenti erano ambigui relativamente alla presenza di defecazione disordinata. Questo è stato ora chiarito con la frase “…sono generalmente presenti abitudini intestinali disordinate (costipazione, diarrea o un mix di costipazione e diarrea)”.
  5. Si afferma ora esplicitamente che i sottotipi IBS sono basati su abitudini intestinali predominanti nella giornata con movimenti intestinali anomali.

 

SOTTOTIPI IBS

È utile classificare i pazienti con IBS in sottotipi specifici in base alle abitudini intestinali, in quanto aiuta a focalizzare il trattamento sul sintomo predominante e spesso più fastidioso.

IBS è classificata in quattro sottotipi:

  1. IBS con costipazione predominante (IBS-C);
  2. IBS con diarrea predominante (IBS-D);
  3. IBS con abitudini intestinali miste (IBS-M);
  4. IBS non specificato (IBS-U).

Nell’ultima revisione dei criteri di Roma, il sottotipo IBS si basa esplicitamente sull’abitudine intestinale predominante riportata dal paziente nei giorni con movimenti intestinali anormali e non in media tutti i giorni che potrebbero includere giornate con normali abitudini intestinali. I movimenti intestinali anomali sono classificati usando la forma delle feci della scala di Bristol.

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA
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