E la dieta low-FODMAP?

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS), le malattie infiammatorie intestinali (IBD) ed il carcinoma del colon-retto (CRC), sono condizioni intestinali croniche sempre più diffuse; ciò ha portato alla continua ricerca di trattamenti dietetici adeguati come opzione terapeutica.
Fino al 70% dei pazienti con IBS associa l’insorgenza o l’esacerbazione dei sintomi, ad alcuni alimenti, e negli ultimi anni sono emersi sempre più dati a supporto della dieta a basso contenuto di FODMAP (nota come dieta low-FODMAP) per la gestione dei sintomi dell’IBS. A differenza della maggior parte delle manipolazioni dietetiche tentate in passato per alleviare i sintomi gastrointestinali dell’IBS (dolore addominale, gonfiore, costipazione, diarrea, distensione addominale e flatulenza), tutti gli studi sulla dieta low-FODMAP hanno costantemente mostrato benefici sintomatici nella maggior parte dei pazienti, indipendentemente da età e sesso.

I sintomi, tuttavia, sono comuni anche ad altri disturbi come la celiachia, la malattia infiammatoria intestinale ed il cancro al colon, pertanto confermare la diagnosi è cruciale affinché possa essere intrapresa una terapia appropriata. Una dieta che limita i FODMAP, infatti, può migliorare i sintomi mascherando però inizialmente, una patologia che andrebbe trattata in maniera più approfondita. Diagnosi errate possono portare a problemi secondari anche gravi. È, ad esempio, il caso della celiachia in cui una dieta a basso contenuto di FODMAP può contemporaneamente ridurre il glutine dietetico, migliorando i sintomi, influenzando però la corretta diagnosi. È quindi necessaria la guida di uno specialista con esperienza nella gestione dei disturbi gastrointestinali, che possa indirizzare il paziente.

Ma prima di addentrarci nella dieta a basso contenuto di FODMAP, per capire meglio cosa significa il termine “FODMAP”, leggete l’articolo di Ottobre!

 

LA DIETA LOW-FODMAP
La dieta a basso contenuto di FODMAP non è un approccio “taglia unica”, né una dieta per la vita. Esistono infatti diversi sottotipi FODMAP alla quale ciascun individuo reagisce diversamente nel tipo e nella gravità dei sintomi. La dieta dovrebbe durare fino a quando i sintomi non migliorano, un periodo più o meno di 4 – 6 settimane.

La dieta low-FODMAP si divide in 2 fasi:
1. La riduzione di tutti i carboidrati a catena corta assorbiti lentamente o indigeribili (FODMAP). L’efficacia di tale fase è ben consolidata.
2. La reintroduzione di specifici FODMAP per valutare la tolleranza individuale ai singoli sottogruppi FODMAP. Lo scopo è trovare un equilibrio espandendo la dieta.

 

 

Un gruppo di ricercatori di Melbourne ha prodotto alcune tabelle analitiche sul contenuto alimentare di FODMAP specifici ma i limiti della dieta a basso contenuto di FODMAP comprendono la mancanza di informazioni complete sul contenuto di FODMAP di molti alimenti (il contenuto dei FODMAP è molto variabile nella verdura, ad esempio, in base al grado di maturazione). Inoltre, le interazioni tra FODMAP e altri nutrienti non sono ancora chiare. In ogni caso, sono sempre in corso ricerche per compilare un database preciso.

L’approccio alla dieta deve essere personalizzato, sulla base di differenti situazioni in cui ci si può imbattere:
1. L’assunzione di FODMAP eccessiva accompagnata da sintomi lievi, suggerisce una tolleranza e bassi livelli di restrizione richiesti;
2. Nota la tolleranza al lattosio, il lattosio non va limitato;
3. Il notevole sollievo ottenuto rimuovendo solo pochi alimenti dalla dieta, semplifica l’elenco degli alimenti e dei sottotipi specifici di FODMAP da ridurre;
4. Ulteriori restrizioni dietetiche sono richieste a causa di altre condizioni mediche concomitanti come il diabete;
5. È probabile che le abilità culinarie o la situazione di vita abbiano un impatto sulla capacità del paziente di conformarsi alla dieta.

Generalmente si verifica un miglioramento dei sintomi dopo 3-4 settimane dalla fase restrittiva della dieta, sebbene il tempo richiesto ed il grado di miglioramento dei sintomi possono variare tra i pazienti. Poiché la dieta è piuttosto complessa, è necessario rivolgersi ad uno specialista del settore e monitorare l’assunzione dei vari alimenti per assicurare l’adeguatezza nutrizionale.

Esistono, invece, pochi studi di intervento dietetico low-FODMAP condotto sui bambini e sono soprattutto concentrati sul malassorbimento del lattosio. Alcuni studi hanno mostrato una riduzione della frequenza del dolore addominale nei bambini di età compresa tra 7 e 17 anni con una dieta a basso contenuto di FODMAP e hanno anche mostrato una differenza nella composizione del microbioma nei soggetti che hanno risposto alla dieta rispetto a quelli che non hanno risposto.

Per i pazienti che non migliorano i sintomi in seguito alla dieta, è necessario un follow-up per determinare se l’approccio non è riuscito a causa della scarsa conformità, all’assunzione involontaria di FODMAP, ad un’intolleranza alimentare alternativa o a meccanismi non legati all’alimentazione.

 

LA DIETA LOW-FODMAP È SICURA?

Non è raccomandata una rigorosa restrizione FODMAP a lungo termine, a causa dei rischi di un’inadeguata assunzione di nutrienti e dei potenziali effetti avversi causati dal microbiota intestinale che potrebbe essere alterato. La drastica riduzione dell’assunzione di FODMAP ha conseguenze sul microbioma intestinale, in quanto tale dieta impone un’importante restrizione delle scelte alimentari a causa dell’eliminazione di alcuni alimenti di base come detto precedentemente. Inoltre, il rischio nutrizionale della dieta a basso contenuto di FODMAP, può essere maggiore nelle persone con accesso limitato agli articoli dietetici a volte più costosi. Pertanto, la reintroduzione di FODMAP è raccomandato, sempre tenendo conto della tolleranza individuale.

Vi sono buone prove che mostrano il microbiota intestinale perturbato in pazienti con IBS. Una dieta low-FODMAP paradossalmente non corregge queste modifiche del microbiota, ma induce cambiamenti simili riducendone la diversità e alterandone la stabilità. Alcuni studi hanno dimostrato una riduzione dell’abbondanza batterica totale e una ridotta concentrazione di bifidobatteri a seguito di un dieta a basso contenuto di FODMAP che suggerisce potenziali effetti negativi sulla salute, sebbene i fruttani di tipo inulina e i galatto-oligosaccaridi siano anche prebiotici.

 

Dal momento che la durata del trattamento dietetico a basso contenuto di FODMAP è piuttosto breve nella maggior parte dei casi pubblicati, è una limitazione per valutare la sua efficacia a lungo termine. Il rischio di inadeguatezza nutrizionale è comunque dimostrato con l’implementazione di qualsiasi dieta di esclusione o restrizione dietetica. Per quanto riguarda l’assunzione di cereali, l’esclusione di grano, segale e orzo è la stessa della dieta senza glutine (GFD) usata per il trattamento della celiachia. Indagini nutrizionali hanno dimostrato che i soggetti in GFD possono essere a rischio di carenza nell’assunzione di fibre, calcio, ferro, zinco, acido folico e altre vitamine del gruppo B. È possibile che si verifichi un’assunzione insufficiente di fibra alimentare anche con una low-FODMAP e le conseguenze di una dieta povera di fibre possono essere particolarmente dannose nei soggetti che lamentano costipazione come manifestazione di IBS. La restrizione dei prodotti lattiero-caseari contenenti lattosio può aumentare la tendenza alla scarsa disponibilità di calcio poiché questi elementi sono una fonte primaria di calcio, e può favorire una carenza di vitamina D. Ancora, una dieta a basso contenuto di FODMAP può anche essere povera di antiossidanti naturali, come flavonoidi, carotenoidi e vitamina C contenuti in alcuni verdure (ad es. cavolfiore, cipolla, aglio) o acido fenolico e antociani presenti in frutta e more.

È importante considerare che alcune persone possono avere molteplici restrizioni dietetiche, come i vegetariani o i diabetici, in quanto contemporaneamente seguono una dieta a basso contenuto di FODMAP. Garantire l’adeguatezza nutrizionale è essenziale. Inoltre, i pazienti spesso hanno difficoltà a rispettare la dieta low-FODMAP quando si mangia fuori casa per paura di consumare inavvertitamente alimenti ricchi di FODMAP, ciò può influire sulla qualità della vita (QoL).

È quindi fondamentale che, chi non risponde alla dieta a basso contenuto di FODMAP, non venga incoraggiato a continuare sulle restrizioni dietetiche. Si Può quindi pensare di reintrodurre gli alimenti contenenti FODMAP, ma ben tollerati dal paziente, scelti in seguito a prove e monitoraggio dei sintomi.

 

In conclusione, negli ultimi anni la dieta low-FODMAP per il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile (IBS) ha guadagnato popolarità crescente e le prove finora supportano fortemente l’efficacia di tale dieta nel trattamento dell’IBS ma sono necessari ulteriori studi per comprendere eventuali effetti avversi potenziali della loro restrizione a lungo termine. Lo studio delle risposte alla dieta low-FODMAP, non solo consente di semplificare il trattamento e migliorare i risultati clinici, ma anche fornire approfondimenti sui meccanismi patogeni.

 

DIREZIONI FUTURE

Negli studi relativi alla dieta low-FODMAP, l’intervento dietetico standardizzato e l’uso di scale dei sintomi convalidate, sono essenziali per garantire che i risultati possano essere generalizzabili tra popolazioni più grandi e diverse. Inoltre, dovrebbero essere prese in considerazione modifiche della dieta a basso contenuto di FODMAP in base alla tolleranza individuale al fine di testare la vera efficacia della dieta nella gestione a lungo termine dell’IBS per accertare eventuali esiti avversi dagli effetti sul microbiota intestinale.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA
1. Efficacy of the low FODMAP diet for treating irritable bowel syndrome: the evidence to date Wathsala S Nanayakkara, Paula ML Skidmore, Leigh O’Brien, Tim J Wilkinson, Richard B Gearry; Clinical and Experimental Gastroenterology 2016:9 131–142
2. History of the low FODMAP diet Peter R Gibson; Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 5–7
3. The Low FODMAP Diet: Many Question Marks for a Catchy Acronym Giulia Catassi, Elena Lionetti, Simona Gatti and Carlo Catassi; Nutrients 2017, 9, 292
4. Low-FODMAP Diet Improves Irritable Bowel Syndrome Symptoms: A Meta-Analysis Emma Altobelli, Valerio Del Negro, Paolo Matteo Angeletti and Giovanni Latella; Nutrients 2017, 9, 940
5. Re-challenging FODMAPs: the low FODMAP diet phase two Caroline Tuck and Jacqueline Barrett; Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 11–15
6. How to institute the low-FODMAP diet Jacqueline S Barrett; Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 8–10
7. Low fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides and polyols (FODMAP) diet improves symptoms in adults suffering from irritable bowel syndrome (IBS) compared to standard IBS diet: A metaanalysis of clinical studies PeÂter Varju et al. PLOS ONE https://doi.org/10.1371/journal.pone.0182942 August 14, 2017
8. Controversies and Recent Developments of the Low-FODMAP Diet Peta Hill, Jane G. Muir and Peter R. Gibson; Gastroenterology & Hepatology Volume 13, Issue 1 January 2017
9. Altered gastrointestinal microbiota in irritable bowel syndrome and its modification by diet: probiotics, prebiotics and the low FODMAP diet Heidi M. Staudacher, Kevin Whelan; Proceedings of the Nutrition Society, Volume 75, Issue 3 August 2016, pp. 306-318

Post a Comment