Cosa sono i FODMAP?

FODMAP è un acronimo che sta per Fermentable Oligosaccharides. Disaccharides, Monosaccharides And Polyols. Sono un gruppo eterogeneo di carboidrati a catena corta, scarsamente assorbiti nell’intestino tenue e successivamente altamente fermentati nell’intestino tenue o crasso. Insomma, essere scarsamente assorbibile e altamente fermentabile è ciò che li accomuna! Questi carboidrati includono gli oligosaccaridi (frutto-oligosaccaridi = FOS e galatto-oligosaccaridi = GOS), i disaccaridi (lattosio), i monosaccaridi (fruttosio) ed i polioli (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo, polidestrosio e isomalto).

Ma vediamone qualcuno un po’ più da vicino!

Gli oligosaccaridi, i frutto-oligosaccaridi e i galatto-oligosaccaridi (FOS e GOS), si trovano naturalmente nei prodotti a base di grano e segale, legumi, noci, carciofi, cipolla e aglio. Non esiste un enzima umano capace di digerirli e, di conseguenza, sono malassorbiti ed altamente fermentabili.
Il disaccaride lattosio, invece, è presente nei prodotti lattiero-caseari e richiede l’azione dell’enzima lattasi per digerirlo. Se le persone hanno un’adeguata presenza di lattasi, non hanno bisogno di limitare il lattosio come parte di una dieta a ridotto contenuto di FODMAP. L’analisi dell’idrogeno/metano nel respiro mediante il Breath Test (test sul respiro), può essere utilizzata per valutare la capacità di assorbimento del lattosio.
Il lattulosio, disaccaride non assorbibile, è utilizzato nel trattamento della costipazione ma dovrebbe essere evitato nei soggetti con sintomi legati ad esempio alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS) e di conseguenza sottoposti ad un trattamento dietetico che esclude i FODMAP.
Il fruttosio si trova in particolare nella frutta ma anche nel miele, in alcune verdure ed è usato come dolcificante commerciale. È il più piccolo carboidrato FODMAP così da avere un elevato effetto osmotico ed un’alta capacità di attirare acqua nel lume intestinale con conseguente distensione dell’intestino tenue che provoca dolore e sensazione di gonfiore. Se il fruttosio viene assunto in quantità molto elevate, può contribuire alla diarrea e alla motilità alterata. Inizialmente era molta l’attenzione sul malassorbimento di fruttosio e sul suo contributo ai sintomi dell’IBS, ma recenti ricerche hanno osservato che il fruttosio può portare ai sintomi indipendentemente dall’essere malassorbito.
L’elenco dei polioli, infine, comprende composti ampiamente utilizzati dall’industria alimentare come addensanti e dolcificanti presenti ad esempio nelle gomme da masticare. I polioli identificati più comunemente negli alimenti, sono: il mannitolo che in natura si trova in alghe e funghi, ed il sorbitolo che si può trovare in mele, pere, cavolfiori, funghi e piselli. Per le loro caratteristiche, sono usati nell’industria alimentare come dolcificanti o stabilizzanti e, come il fruttosio, sono assorbiti lentamente lungo l’intestino tenue potendo suscitare un effetto osmotico a prescindere se l’assorbimento è completo o meno.

 

Il Breath Test

I test del respiro (Breath Test) continuano ad essere ampiamente utilizzati nella pratica clinica per determinare eventuale malassorbimento di alcune sostanze e disturbi. Il Breath Test è applicato ad esempio al lattosio per determinare la presenza di ipolattasia ed è stato applicato anche ai FODMAP ad assorbimento lento (fruttosio, sorbitolo e mannitolo) in quanto aumentano la produzione di idrogeno e metano nel colon ed è così possibile analizzare proprio questi gas per comprendere in maniera affidabile le cause degli eventuali sintomi lamentati.

 

 

I “colpevoli” alimentari sono, quindi, riconosciuti nel latte e altri prodotti caseari, legumi, crucifere, frutta e cereali, in particolare grano e segale. Molti sono noti come “alimenti che producono gas” e si raccomanda di evitarli in caso di eccessiva flatulenza e sensazione di gonfiore. Tali alimenti, inizialmente, non avevano alcun collegamento tra di loro, andando a considerare i componenti comuni, di conseguenza gli eventuali consigli dietetici risultavano casuali.

La sigla FODMAP è stata coniata per la prima volta nel 2005 da Gibson e Shepherd alla Monash University di Melbourne, Australia, in un articolo che suggerisce un legame tra lo stile di vita occidentale, l’assunzione di alimenti ricchi di FODMAP e suscettibilità alla malattia di Crohn. Poco dopo, il gruppo australiano incentrato sull’uso di una dieta a basso contenuto di FODMAP nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile (IBS), ha mostrato che il miglioramento dei sintomi nei pazienti con l’IBS e la sospetta sensibilità al glutine non celiaca (NCGS) non erano correlate al solo glutine, ma alla riduzione concomitante dell’assunzione di FODMAP determinata dalla dieta priva di glutine (GFD).

 

EFFETTI POSITIVI DEI FODMAP
I FODMAP hanno importanti effetti fisiologici: aumentano la massa delle feci, aumentano l’assorbimento del calcio, modulano il sistema immunitario e riducono i livelli di colesterolo sierico, triacilgliceroli e fosfolipidi. Inoltre, stimolano selettivamente la crescita di alcuni gruppi microbici non patogeni come i Bifidobatteri (effetto prebiotico), per cui FOS e GOS sono sempre più inclusi nei prodotti alimentari e nelle formule per l’infanzia. La fermentazione dei carboidrati nel colon produce acidi grassi a catena corta (SCFA = acetato, propionato e butirrato) che hanno un effetto trofico sul metabolismo delle cellule del colon aumentando la produzione di energia e la protezione contro il cancro al colon.

 


EFFETTI NEGATIVI DEI FODMAP
I FODMAP della dieta potrebbero esacerbare i sintomi intestinali legati all’IBS, aumentando il volume d’acqua nell’intestino tenue, la produzione di gas colico e la motilità intestinale. L’aumento del contenuto di acqua luminale e la fermentazione dei batteri intestinali, producono cambiamenti a livello di gas e fluidi nell’intestino, contribuendo ai sintomi comuni a vari disturbi gastrointestinali (celiachia, sindrome dell’intestino irritabile – IBS, malattie infiammatorie intestinali – IBD).
Tuttavia, è importante sottolineare che non tutti i FODMAP esacerbano i sintomi addominali, infatti la presenza e la gravità delle manifestazioni in un dato individuo, dipendono dal grado di malassorbimento riscontrato.

Le linee guida della British Dietetic Association (BDA), recentemente riviste per la gestione dietetica dell’IBS, raccomandano la dieta a basso contenuto di FODMAP come intervento di seconda linea in pazienti con IBS. Il trattamento con dieta a basso contenuto di FODMAP è stato sostenuto, inoltre, anche per diverticolite, sintomi gastrointestinali indotti dall’esercizio fisico e malattie infiammatorie intestinali. Sebbene questi studi indicano che pazienti IBS possono trarre beneficio dalla dieta a basso contenuto di FODMAP, ci sono ancora diverse domande riguardanti la fisiologia, l’efficacia e la sicurezza di questo trattamento dietetico. La scoperta che la dieta a basso contenuto di FODMAP migliora i sintomi dell’IBS non dimostra con sicurezza che sia superiore alla dieta IBS convenzionale raccomandata dal British National Institute for Health and Care Excellence Linee guida (NICE) che comunque include ad esempio la restrizione di alimenti ricchi di fibre, amido resistente, frutta fresca, caffè, tè, alcool e bevande gassate.

 

Ultimamente si sente sempre più parlare della dieta a ridotto contenuto di FODMAP, nota anche come dieta low-FODMAP (che approfondiremo nel prossimo articolo), proprio a causa degli effetti negativi descritti. Non bisogna, però, dimenticarsi dei tanti effetti benefici e del rischio in cui si incorre andando a ridurre la loro assunzione. Si può infatti andare incontro a carenze nutrizionali a causa degli alimenti esclusi, ad un inadeguato apporto di fibre, calcio, ferro, zinco, acido folico, vitamine del gruppo B e D e antiossidanti naturali. Pertanto, è bene sempre rivolgersi a specialisti competenti che possano indirizzare correttamente verso la terapia dietetica più idonea, e sono necessari ulteriori studi e approfondimenti per capire le conseguenze a lungo termine di una dieta basata sull’esclusione dei FODMAP.

 

 

BIBLIOGRAFIA
1. Efficacy of the low FODMAP diet for treating irritable bowel syndrome: the evidence to date Wathsala S Nanayakkara, Paula ML Skidmore, Leigh O’Brien, Tim J Wilkinson, Richard B Gearry; Clinical and Experimental Gastroenterology 2016:9 131–142
2. History of the low FODMAP diet Peter R Gibson; Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 5–7
3. The Low FODMAP Diet: Many Question Marks for a Catchy Acronym Giulia Catassi, Elena Lionetti, Simona Gatti and Carlo Catassi; Nutrients 2017, 9, 292
4. Low-FODMAP Diet Improves Irritable Bowel Syndrome Symptoms: A Meta-Analysis Emma Altobelli, Valerio Del Negro, Paolo Matteo Angeletti and Giovanni Latella; Nutrients 2017, 9, 940
5. Re-challenging FODMAPs: the low FODMAP diet phase two Caroline Tuck and Jacqueline Barrett; Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 11–15
6. How to institute the low-FODMAP diet Jacqueline S Barrett; Journal of Gastroenterology and Hepatology 2017; 32 (Suppl. 1): 8–10
7. Low fermentable oligosaccharides, disaccharides, monosaccharides and polyols (FODMAP) diet improves symptoms in adults suffering from irritable bowel syndrome (IBS) compared to standard IBS diet: A metaanalysis of clinical studies PeÂter Varju et al. PLOS ONE https://doi.org/10.1371/journal.pone.0182942 August 14, 2017
8. Controversies and Recent Developments of the Low-FODMAP Diet Peta Hill, Jane G. Muir and Peter R. Gibson; Gastroenterology & Hepatology Volume 13, Issue 1 January 2017
9. Altered gastrointestinal microbiota in irritable bowel syndrome and its modification by diet: probiotics, prebiotics and the low FODMAP diet Heidi M. Staudacher, Kevin Whelan; Proceedings of the Nutrition Society, Volume 75, Issue 3 August 2016, pp. 306-318

Post a Comment