COSA ACCADE SE MANGIO PRODOTTI SENZA GLUTINE MA NON SONO CELIACO?

Adottare una dieta priva di glutine (GFD) è diventato sempre più comune nella popolazione generale, anche se non si ha la necessità di seguirla. Tuttavia, gli effetti della riduzione di alimenti ricchi di glutine in individui adulti sani, non sono ancora del tutto chiari, e la dieta senza glutine è ancora molto discussa.

 

Abbiamo parlato di “Glutine” anche in altri articoli: “Le diverse forme di reazione al glutine”, “Se non è celiachia, cos’è?” e “Vade retro glutine!”.

 

Data l’ampia diffusione di questa pratica, ormai in molti si chiedono quali possano essere le conseguenze di scegliere una dieta senza glutine per chi non è celiaco.
Vari gruppi di ricercatori si sono adoperati per trovare delle risposte a questa domanda.

 

Tra gli studi condotti, quello di Lea B.S. Hansen et al. pubblicato su Nature Communications, va ad indagare in soggetti sani, ovvero senza disturbi noti, malattia celiaca, diabete o altri disturbi autoimmuni, l’impatto di una dieta a basso contenuto di glutine sulla composizione e funzione del microbioma intestinale, sul metaboloma delle urine, del siero e delle feci e su altri parametri fisiologici (come peso e gonfiore intestinale).

Lo studio randomizzato, controllato, ha coinvolto 60 adulti danesi di mezza età (tra i 22 ei 65 anni) volontari. I partecipanti sono stati casualmente assegnati a due gruppi:
1. Intraprendere una dieta a basso contenuto di glutine (2 gr. di glutine al giorno) per otto settimane, seguita da una dieta ricca di glutine (18 gr. di glutine al giorno) per altre otto settimane;
2. Intraprendere una dieta ricca di glutine per otto settimane, seguita da una dieta povera di glutine per altre otto settimane.
In tal modo è stato possibile confrontare gli effetti dei due protocolli alimentari. Le due fasi sono state intervallate da un periodo di washout di almeno sei settimane con dieta abituale (12 gr. di glutine al giorno).

Sulla base di attente valutazioni, l’assunzione abituale di glutine è paragonabile a una media di 10,4 gr. circa di glutine al giorno in Danimarca, e l’assunzione di glutine nelle diete a basso e alto contenuto di glutine sono in linea con studi precedenti. Non c’erano differenze importanti tra gli interventi dietetici in merito all’apporto energetico o di macronutrienti. Intanto, è importante sottolineare che, oltre alla riduzione del glutine, un regime dietetico a basso contenuto di glutine comporta anche una sostituzione delle fibre alimentari dei cereali ricchi di glutine come il grano, la segale e l’orzo, con fibre alimentari da altri fonti. Pertanto, la maggior parte degli effetti, che vedremo più avanti, di una dieta a basso contenuto di glutine negli adulti non celiaci, possono essere determinati da cambiamenti qualitativi nelle fibre alimentari.

È stato osservato che rispetto a una dieta ricca di glutine, una dieta povera di glutine induce moderati cambiamenti nella composizione e nella funzionalità del microbioma intestinale, migliora il gonfiore intestinale e riduce l’emissione di gas intestinali come l’idrogeno (indice di sovracrescita batterica e malassorbimento dei carboidrati), a digiuno e nella fase post-prandiale.

 

Entriamo nel dettaglio dello studio!

 

Per stimare un potenziale impatto della dieta a basso contenuto di glutine rispetto a quella ad alto contenuto di glutine, sul microbioma intestinale, sono stati studiati 208 geni di DNA microbico ottenuti da campioni di feci.

Su 575 specie batteriche registrate, 14 specie sono risultate alterate durante gli interventi dietetici.
Nella dieta a basso apporto di glutine, sono diminuite le specie: Bifidobacterium, Dorea produttrice di idrogeno, Blautia wexlerae che consuma idrogeno e produce acetato, due specie di Lachnospiraceae e due batteri produttori di butirrato Anaerostipes hadrus ed Eubacterium halli. Non sono state riscontrate implicazioni per la salute associate alla riduzione in Bifidobacterium e specie produttrici di butirrato dopo dieta povera di glutine, sebbene le conseguenze sulla salute a lungo termine rimangono sconosciute.

Allo stesso tempo, durante la dieta a basso contenuto di glutine rispetto all’intervento dieta ad alto contenuto di glutine, sono aumentate una specie non classificata, di origine tassonomica sconosciuta, di Clostridiales e di Lachnospiraceae.

Non sono invece state osservate differenze in alpha e beta diversity.

Inoltre, la dieta con scarso apporto di glutine ha indotto: un cambiamento nelle vie metaboliche associate alla degradazione e al trasporto dei carboidrati, risultate ridotte; un aumento nel trasporto di ferro e cisteina; una riduzione del trasporto di glutammato, solfati e zinco.

Una dieta povera di glutine modifica la fermentazione intestinale. Nonostante le concentrazioni invariate di SCFA (acidi grassi a catena corta) nel siero e nelle feci, è stato osservato una riduzione di idrogeno e molteplici cambiamenti nei metaboliti delle urine che riflettono una fermentazione intestinale modificata. I partecipanti hanno infatti riscontrato una riduzione nella produzione di gas intestinali, come l’idrogeno, nell’espirato, sia a digiuno che dopo i pasti, con un miglioramento del benessere generale, dopo la dieta con scarso apporto di glutine.

È stata osservata una attività ridotta dei batteri coinvolti nel metabolismo dei carboidrati e la diversa composizione dei carboidrati assunti.

Il cambiamento nei livelli di idrogeno nel respiro, ha comportato nei partecipanti meno gonfiore dopo l’intervento di otto settimane a basso contenuto di glutine rispetto all’intervento di otto settimane ad alto contenuto di glutine.

I livelli di idrogeno sono correlati positivamente ai metaboliti grano-dipendenti nelle urine, a B. longum, a Bifidobacterium e a specie coinvolte nel metabolismo di arabinosio, mannosio e saccarosio, mentre lo sono negativamente con i prodotti di degradazione dei lignani. La fermentazione intestinale è quindi influenzata dalle variazioni batteriche associate al metabolismo dei carboidrati.

Sono state trovate differenze nella composizione dei carboidrati comprendenti livelli più elevati di galattosio, ramnosio, mannosio e acido galatturonico e livelli inferiori di arabinosio e xilosio, nella dieta povera di glutine rispetto alla dieta ricca di glutine. Questi cambiamenti nutrizionali erano in accordo con un ridotto trasporto batterico di arabinosio / lattosio in seguito alla dieta a basso contenuto di glutine. Non c’era differenze nella quantità totale di alimenti fermentescibili, oligo-, di-, monosaccaridi e polioli (FODMAP) o nell’assunzione di amido tra le due diete. Tuttavia, sono state osservate differenze qualitative, come livelli inferiori di frutto-oligosaccaridi e mannitolo / sorbitolo e livelli più elevati di lattosio nella dieta a basso contenuto di glutine.

Per esplorare ulteriormente i cambiamenti nella fermentazione intestinale, è stato eseguito un profilo metabolico delle urine campionate durante le prove pasto standardizzate, mediante gascromatografia – spettrometria di massa (GC-MS) e Cromatografia liquista a ultra alta prestazione – spettrometria di massa (UPLC-MS). Sono state trovate minori concentrazioni di composti derivati dal grano durante l’intervento a basso contenuto di glutine rispetto all’intervento ad alto contenuto di glutine, e aumentata concentrazione di co-metaboliti microbici della degradazione dei lignani, suggerendo un metabolismo alterato delle fibre alimentari con la riduzione di prodotti alimentari ricchi di glutine e affini cambiamenti, nel microbioma intestinale.

Un microbioma intestinale modificato e la fermentazione alterata risultante da differenze qualitative nella composizione delle fibre alimentari, può spiegare il gonfiore ridotto e l’idrogeno ridotto, seguendo la dieta a basso contenuto di glutine.

 

La dieta a basso contenuto di glutine era inoltre collegata a perdita di peso.
Il meccanismo responsabile della perdita di peso è correlato alla termoregolazione controllata dall’acido BAIBA (beta-amminoisobutirrico) e dalla chinurenina, presenti maggiormente nelle urine dei partecipanti soggetti ad uno scarso apporto di glutine.

È stato anche valutato l’effetto della dieta a scarso apporto di glutine sul sistema immunitario che in studi futuri richiederà ulteriori chiarimenti.

Le analisi hanno dimostrato che la dieta a basso contenuto di glutine non ha avuto alcun effetto sulla conta dei globuli bianchi circolanti e non ha stimolato nel sangue marker di infiammazione sistemica o di infiammazione intestinale. Allo stesso modo, non sono stati osservati effetti sui marcatori della permeabilità intestinale. La produzione di citochine proinfiammatorie sono state invece ridotte dopo una GFD suggerendo una risposta infiammatoria ridotta.

 

In conclusione, l’intervento dietetico a ridotto apporto di glutine di otto settimane in adulti sani di mezza età, ha indotto: cambiamenti nella composizione e nella funzionalità del microbioma intestinale, la perdita di peso, un’alterata fermentazione intestinale con riduzione di gas intestinali, come l’idrogeno, ed un parziale effetto sul sistema immunitario. Gli effetti ottenuto, in una certa misura, possono essere guidati da cambiamenti qualitativi nelle fibre alimentari correlati alla riduzione di prodotti alimentari ricchi di glutine piuttosto che dalla riduzione dell’assunzione di glutine stesso.

 

 

BIBLIOGRAFIA
A low-gluten diet induces changes in the intestinal microbiome of healthy Danish adults Lea B.S. Hansen et al. NATURE COMMUNICATIONS (2018) 9:4630

Post a Comment