VIVERE È CONVIVERE: IL MICROBIOTA INTESTINALE

María Zambrano, una tra le più grandi filosofe europee del Novecento, scrive “vivere è convivere” riferendosi all’uomo e al suo modo di affrontare la vita, “vuol dire saper vivere in una dimensione in cui ogni evento ha la sua ripercussione”. Mi è sembrata una frase adeguata per iniziare a parlare anche di Microbiota intestinale e soprattutto del suo impatto sull’organismo. Nell’intestino umano convivono ed interagiscono un gran numero di microrganismi, prevalentemente batteri, che costituiscono circa 1000 specie diverse. Il loro insieme prende il nome di microbiota intestinale, più conosciuto come flora batterica intestinale (con il termine “microbioma”, invece, si indica il patrimonio genetico complessivo di tali microrganismi). Il complesso sistema microbico comprende batteri non patogeni, “buoni” che vivono in una relazione simbiotica (mutualistica, cioè due specie convivono traendone reciproco vantaggio) con il loro ospite e alcuni microbi che hanno caratteristiche potenzialmente patogene, “cattivi”. I microbi nel tratto gastrointestinale sono essenziali per la corretta capacità digestiva dell’ospite, sono in grado di detossificare e agire come fonte di vitamine essenziali, di energia e di sostanze nutritive come gli acidi grassi a catena corta (SCFA) e gli aminoacidi. L’ospite dipende dal suo microbiota intestinale per un certo numero di funzioni vitali e quindi può contribuire alla salute dell’individuo. La composizione del microbiota ha la capacità di influenzare le attività metaboliche dell’ospite e di determinare la sua suscettibilità alle infezioni. Il tratto gastrointestinale deve mantenere la tolleranza agli antigeni commensali e dietetici pur restando reattivo agli stimoli patogeni. Se questo equilibrio viene interrotto, possono verificarsi processi infiammatori che portano al danno delle cellule ospiti. Il microbiota funziona in associazione alle difese dell’ospite ed al sistema immunitario per proteggere l’organismo dalla colonizzazione, dalla crescita eccessiva e dall’invasione di batteri potenzialmente patogeni/patogeni nel tratto gastrointestinale, oltre a mantenere un adeguato pH intestinale. I batteri prosperano nell’intestino mentre l’ospite beneficia delle varie funzioni da loro fornite.   Cosa accade quando la composizione del microbiota intestinale è alterata? La Disbiosi Recentemente un gran numero di malattie multifattoriali, tra cui malattie infiammatorie, autoimmuni, metaboliche, neurodegenerative e neoplastiche, sono state associate alla Disbiosi intestinale cioè l’alterazione nella composizione del microbiota intestinale da una condizione di equilibrio definita Eubiosi. Le specie batteriche residenti all’interno dello strato di muco del colon (tratto terminale dell’apparato digerente), sia attraverso il contatto diretto con le cellule ospiti che attraverso la comunicazione indiretta tramite metaboliti batterici, possono influenzare il mantenimento dell’equilibrio cellulare o l’attivazione di meccanismi infiammatori. La “disbiosi” è un disturbo per cui l’intestino diventa vulnerabile all’attacco patogeno. In generale la disbiosi può essere caratterizzata da: 1. Perdita di organismi utili; 2. Perdita della diversità microbica generale; 3. Crescita eccessiva di organismi potenzialmente nocivi. Le tre condizioni non si escludono a vicenda e possono verificarsi contemporaneamente. Alterazioni a livello del microbiota possono derivare dall’esposizione a vari fattori ambientali, inclusi dieta o stili di vita scorretti, tossine, agenti patogeni e abuso di farmaci che possono scatenare sia l’infiammazione locale che sistemica modificando la composizione del microbiota e la funzione della barriera intestinale. La dieta ha un ruolo importante in tali cambiamenti. I componenti alimentari che sfuggono alla digestione nell’intestino tenue, entrano nel colon e diventano disponibili per la fermentazione da parte del microbiota residente. Ne deriva una varietà di metaboliti a contatto con le cellule dell’ospite che contribuiscono ad un aumentato rischio di malattia. La composizione del microbiota intestinale può influenzare la suscettibilità alle malattie croniche del tratto intestinale compresa la colite ulcerosa (UC), il morbo di Crohn (CD), la celiachia e la sindrome dell’intestino irritabile, oltre a malattie sistemiche come l’obesità, il diabete di tipo 1 o il diabete di tipo 2, e può essere coinvolta nello sviluppo del cancro al colon-retto. Il morbo di Crohn e la colite ulcerosa sono le forme più diffuse di malattia infiammatoria intestinale (IBD) e vi è una crescente evidenza che la disbiosi microbica intestinale abbia un ruolo nella patogenesi dell’IBD. Essere a conoscenza dell’esistenza di questa popolazione batterica e delle sue funzioni, quindi, ci aiuta ad intraprendere una “convivenza” in armonia, necessaria al nostro benessere.   BIBLIOGRAFIA 1. Levy M, Kolodziejczyk AA, Thaiss CA, Elinav E. Dysbiosis and the immune system. Nat Rev Immunol. 17(4):219-232; 2017 Apr. 2. Weiss GA, Hennet T. 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