Allergie alimentari: qual è il ruolo della vitamina D?

L’incidenza delle allergie alimentari è in aumento, in particolare nei bambini ma i meccanismi ed i fattori di rischio alla base della loro comparsa, sono complessi ed ancora in gran parte sconosciuti. Le allergie alimentari riflettono una mancata tolleranza a proteine ​​alimentari (allergeni) come quelle del latte, del grano, delle uova, delle arachidi, della soia, e sono multifattoriali, legate alla dieta, alla via ed ai tempi di esposizione agli allergeni, all’igiene, al microbioma, alla genetica e/o epigenetica. Nell’ultimo decennio, la ricerca ha suggerito un ruolo importante della vitamina D nella patogenesi delle allergie alimentari . L’esposizione alla luce solare, la latitudine, la stagione di nascita, influenzano i livelli di vitamina D nell’organismo e, ognuno di essi, può incidere sul rischio di sviluppare un’allergia alimentare. Diversi studi hanno mostrato come, in bambini con livelli sia bassi che alti di vitamina D, sia più probabile la comparsa di allergia alimentare rispetto a bambini con concentrazioni adeguate di vitamina D. È stato recentemente osservato, infatti, che anche chi riceve regolarmente la supplementazione di vitamina D durante l’infanzia, può risultare maggiormente esposto alla manifestazione allergica in età adulta. Nonostante servano altri dati, tali osservazioni sono supportate dalla scoperta di una relazione non lineare tra concentrazioni di vitamina D ed i livelli di IgE specifiche, mediatori immunitari la cui modulazione influenza lo svilupparsi dell’allergia. Alterazioni nei livelli di vitamina D influenzano, inoltre, le principali cellule immunitarie, comprese le cellule T, le cellule dendritiche (DC) e le cellule T regolatorie (T-regs). Le cellule T-regs sono importanti regolatori immunitari che hanno la capacità di sopprimere le risposte infiammatorie e promuovere la tolleranza agli allergeni. La relazione tra i livelli di vitamina D e le T-regs è meglio descritta quando si considera il coinvolgimento delle cellule dendritiche, in quanto la loro stimolazione mediante la vitamina D, promuove lo sviluppo delle T-regs. Inoltre, le cellule T regolatorie possono essere modulate tramite l’azione di recettori noti come Toll-like (TLR), implicati nella malattia allergica. L’espressione dei TLR può essere regolata dalla vitamina D ed i ligandi dei TLR sono correlati sia al metabolismo della vitamina D sia alle risposte immunitarie innate. Per approfondire la correlazione tra la vitamina D e le allergie alimentari, sono state anche esplorate alcune modifiche genetiche riguardanti la biodisponibilità e le funzioni della vitamina D. Gli studi genetici hanno suggerito che, varianti di geni associati al metabolismo della vitamina D ed all’integrità dell’intestino, potrebbero essere coinvolti nello sviluppo di malattie allergiche. La vitamina D può, inoltre, indurre l’espressione di geni bersaglio rilevanti nella patogenesi delle allergie alimentari. Una volta che la vitamina D si lega al suo recettore intracellulare (VDR), il complesso appena formato si lega, a sua volta, all’elemento di risposta della vitamina D, una regione specifica presente a livello di determinati geni . La regolazione dell’espressione genica può essere una spiegazione chiave all’associazione tra fattori ambientali e lo sviluppo di allergie alimentari. I geni coinvolti nel metabolismo e nella funzione della vitamina D sono particolarmente sensibili alla metilazione del DNA, il tipo più comune di modifica epigenetica che influenza direttamente l’attività del gene ed è implicata nell’allergia alimentare . La durata dell’allattamento al seno, l’esposizione agli animali e le infezioni della prima infanzia, sono considerati fattori di rischio nello sviluppo di allergie alimentari e le modifiche epigenetiche possono essere il meccanismo alla base di queste associazioni. Infine, anche il ruolo del microbioma nella regolazione dell’immunità è di grande interesse per la ricerca attuale e la vitamina D interagisce con il microbioma dell’ospite svolgendo un ruolo ben consolidato nella regolazione dei peptidi antimicrobici, importanti nell’equilibrio della barriera intestinale. La carenza di vitamina D compromette la funzione della barriera, correlata alla “disbiosi intestinale” (alterazione del microbioma) che aumenta la suscettibilità agli agenti patogeni, alle tossine e scatena reazioni infiammatorie. È possibile che tale cascata conduca all’allergia alimentare. D’altro canto, le modifiche alla composizione microbica possono influire sull’immunità in quanto il microbiota intestinale induce il differenziamento di alcune cellule immunitarie fondamentali nella risposta immunitaria. È, quindi, probabile che non ci sia un singolo meccanismo sottostante la relazione apparente tra vitamina D e allergie alimentari. La comprensione del ruolo che la vitamina D gioca nel sistema immunitario a livello cellulare e genetico, così come l’interazione tra microbioma e vitamina D, può fornire delle risposte ad alcuni interrogativi ancora esistenti sul complesso mondo delle allergie alimentari che sta richiamando sempre maggiore attenzione. BIBLIOGRAFIA Ashlyn Poole, Yong Song, Helen Brown, Prue H. Hart, Guicheng (Brad) Zhang; Cellular and molecular mechanisms of vitamin D in food allergy; J Cell Mol Med. 2018, 1–8 Sehra Birgül Batmaz, Tuğba Arıkoğlu, Lülüfer Tamer, Gülçin Eskandari, Semanur Kuyucu. Seasonal variation of asthma control, lung function tests and allergic inflammation in relation to vitamin D levels: a prospective annual study. Advances in Dermatology and Allergology, February 2018

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